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22.12.2014 11:45

Conferenza Onu sul Clima: luci e ombre


Questa  settimana sta succedendo una cosa pazzesca: i governi mondiali sono vicini a  un accordo che include l'obiettivo dell'abbattimento totale dell'inquinamento da  gas serra. Sarebbe un passo da gigante verso un pianeta alimentato al 100% da  energia pulita! L'obiettivo è entrato nella bozza dell'accordo globale per  il clima, ma è ancora a rischio.


Mentre i ministri  dell'ambiente di tutto il mondo sono a Lima, in Perù, per firmare l'accordo,  le multinazionali che sfruttano petrolio, carbone e fracking, e i Paesi che  vogliono poter continuare ad inquinare, stanno facendo di tutto per cancellare  questo obiettivo rivoluzionario dal testo.


È merito innanzitutto dei cittadini aver imposto  nell'agenda questo punto, ma ora dobbiamo proteggerlo! Se non ce la faremo,  gli scienziati sono chiari: rischiamo che il clima vada fuori controllo da un  momento all'altro, con conseguenze catastrofiche in tutto il Pianeta. Il modo  più efficace che abbiamo per impedire accordi dietro le quinte con le lobby  dell'inquinamento è di sommergere i nostri Ministri con migliaia di messaggi. 
Se saremo abbastanza a scrivere, sapranno di essere sotto la  lente dell'opinione pubblica, e che ci si aspetta che difendano l'obiettivo del  100% di energie pulite.


Gli attivisti che da sempre  lottano per il clima dicono che non siamo mai stati così vicini ad un'azione  concreta! Dopo che il 21 settembre in centinaia di migliaia abbiamo marciato  per le strade di tutto il mondo chiedendo un'azione per il clima, l'Unione  Europea, gli USA e la Cina si stanno finalmente muovendo nella giusta direzione.  Strappare la promessa di portare a zero l'inquinamento da combustibili fossili  sarebbe una svolta epocale. Chiudiamo questo accordo prima che i lobbisti  possano impedirlo.
Per  anni abbiamo lottato contro il cambiamento climatico. I nostri governi si  stanno finalmente attivando, ma la posta in gioco è ancora altissima e ora  dipende da noi. Facciamo il possibile per proteggere l'accordo di cui abbiamo  bisogno per salvare il Pianeta.

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22.12.2014 11:39

La mancata azione su temi ambientali costa caro al contribuente

RIFIUTI

WWF: OLTRE AL  DANNO AMBIENTALE LA BEFFA DEL DANNO ECONOMICO 


Purtroppo non  stupisce l'ennesima condanna dell'Italia  per la totale mancanza di  gestione del problema rifiuti - denuncia il WWF  -  condanna  che  questa volta comporta pesanti  ripercussioni economiche che  ogni contribuente italiano dovrà pagare,  anche i più virtuosi.

E' dal  2007 che la Corte di giustizia Europea  ha  censurato pesantemente  il nostro  Paese  per non aver rispettato   "in modo generale e persistente",  gli obblighi comunitari sulla   gestione dei rifiuti , in  particolare  le discariche   di rifiuti.

La censura riguarda tutta l'Italia: sono 218 discariche in 18 delle 20 regioni italiane a essere non  conformi  alle   regole che  tutelano l'ambiente e la salute,  come può  confermare il  WWF che segue   decine di casi giudiziari   con   processi e denunce che vanno dalla Sicilia  all'insospettabile Alto Adige.  

Come ci ricorda la Corte europea non è affatto  sufficiente   chiudere   una  discarica e coprirla di  terra. Le discariche di rifiuti  "tal quali" sono vietate  in Europa  dal 2000 (con le Direttive  91/156 e 94/62 CE, attuate  solo in teoria   con il decreto  22/1997 noto come  Decreto  Ronchi).  L'Italia invece che chiudere,  mettere  in  sicurezza e   bonificare le vecchie  discariche  ed approntare un sistema    moderno e sostenibile  di  gestione  dei rifiuti, che  attui riduzione, riciclo e riuso continua a 'risolvere'  il problema  nascondendo la polvere sotto il tappeto e tollerando ancora centinaia  di discariche abusive. La "terra  dei fuochi"  (uno dei crimini   di natura contro  cui le   guardie volontarie del WWF  continuano a combattere e su cui è in corso la campagna WWF http://criminidinatura.wwf.it/  )  è solo  il fenomeno  più conosciuto e drammatico.  E' noto come  l'aumento ormai vorticoso  di  malattie,  anche  gravi, in  Italia sia legato a questo genere di problemi mai  risolti e la  Penisola è ormai satura di rifiuti interrati malamente  ed illegalmente  ovunque, comprese sostanze altamente  tossiche e nocive .     

'Sono oltre 40 i casi pendenti di infrazioni comunitarie  in materia ambientale che  riguardano, oltre ai rifiuti,  le   acque , le  bonifiche di  siti inquinati, le Valutazioni  ambientali, la  tutela di habitat e  fauna selvatica.  Non è più  tollerabile una  tale situazione. Il WWF chiede che il Governo in  stretta collaborazione con le Regioni e con le aziende metta fine a  questa situazione ed attui finalmente in maniera  rigorosa i principi   europei di prevenzione,  precauzione  e "chi inquina paga"   ha dichiarato Donatella Bianchi Presidente WWF Italia.

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01.05.2014 00:27

Il valore della partecipazione nella vita democratica

Oggigiorno si sente sempre piu parlare di partecipazione.

Questa parola ha spesso un uso inflazionato che ultimamente porta a vedere questa quasi come una moda.

Oggigiorno la politica nel suo senso più pieno manca, ma forse questo vuoto ha delle ragioni e corrisponde ad una richiesta di trasformazione come spesso accade nei momenti di crisi.

Se negli anni che sono passati abbiamo assistito spesso all'affermarsi di guide, leader o intellettuali capaci con le loro idee di movimentare masse, questo oggi giorno appare come obsoleto e forse un po' nostalgico.

Si può sicuramente pensare che manchino grandi idee o grandi movimenti capaci di orientare la vita politica, ma forse il non vederli sta in alcune resistenze al cambiamento.

E' plausibile che a partire dagli anni '70 il ruolo di leader carismatici sia stato fondamentale per la crescita della società, ma alla base di questo ruolo c'era un elemento fondamentale.

L'asimmetria informativa.

Anche i leader più popolari, anzi , per lo più questi avevano accesso all'istruzione e alla formazione piu di quanto ne avesse la loro “base” elettorale.

A partire da questa posizione il ruolo del “capo carismatico” o del leader è degenerata assumendo caratteri narcisistici come è accaduto in Italia negli ultimi 30 anni.

Il leader “intellettuale” o “ideologico” si è svuotato di contenuti per diventare essenzialmente un “capobanda” nei partiti personalistici.

Ma, ritornando al discorso dell'asimmetria informativa, oggi forse non è piu' possibile parlare di “leader” intellettuali, ideologici o carismatici essenzialmente perché forse queste figure avrebbero poco senso in una società dove l'informazione è diffusa e l'accesso ad essa molto più possibile che in passato.

 

Forse la figura del politico attuale è quella di realizzarsi a collettore di idee o istanze al fine di realizzare il bene comune della collettività.

Quindi sebbene possa essere un piacere egotico ergersi a paladino dell'”intellighenzia” oggi questo ruolo probabilmente non ha piu senso di esistere in senso classico, ma deve trasformarsi in una figura orientata a capire i bisogni delle comunità, le sue idee e trasformarle in un contributo fruttuoso per tutti.

Questo processo, oltre ad essere innovativo può diventare - se fatto con dovizia - una grande risorsa dato che come recita un antico adagio “l'unione fà la forza”... e il contributo di una collettività se ben orchestrato può essere capace di raggiungere soluzioni che un singolo non è capace di realizzare o ideare.

 

“Collaborazione” sarà la parola d'ordine dei nuovi tempi

E chi crede di innovare facendo dei solismi una spinta verso il futuro, forse non ha ancora colto le possibili trasformazioni in avvenire che costituisco, se ben orchestrate, una ricchezza e non un ostacolo.

 

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25.04.2014 14:09

I giovani, la crisi, Seattle e i Pink Floyd

 

Di certo non è un periodo buono per nessuno di certo la parola crisi risuona nelle nostre orecchie ogni giorno ogni ora.

Tutti ne parlano, tutti ci speculano, tutti la usano come scusa in cui rifugiarsi e fondamentalmente non fare nulla...

Soprattutto chi ha creato questa crisi, soprattutto chi ha vissuto in questi anni concorrendo piu o meno consciamente a questa situazione.

Tra chi ci ha creduto in questi anni e ed è rimasto deluso, tra non ha creduto in niente ed è rimasto comunque deluso, tra chi vede un mondo in cambiamento e in trasformazione e rimane spaesato.

Tuttavia come dice Einstein "La crisi è la più grande benedizione"

Mai come nelle crisi c'è la possibiltà di capire il proprio rapporto con quello che ci circonda, mai come nelle crisi c'è la possibilità di capire le proprie personalità..

 

L'altro giorno mentre passavo in bicicletta per il duomo, mi ha colpito un artista di strada...bandana alla tempia, capelli lunghi ormai bianchi, viso scavato..cantava "Wish you were here"...Quella dei Pink Floyd, un emblema di un tempo di una generazione che a mio avviso ha commesso molti errori all'ardua sentenza dei posteri, ma che in qualche modo è stata in grado di crederci e di cambiare delle cose. Di innovare e di portare lo scheletro della società moderna insieme a padri rifondatori del dopoguerra.

Stavo vedendo forse uno degli ultimi hippies...che ormai cronologicamente stanno un po' estinguendosi..

 

Quella generazione tuttavia sicuramente ha lasciato il segno, chi non si ricorda quelli del "68'", nel bene e nel male ovviamente?

Gli ho dovuto dare qualche moneta, per forza..e poi mi sono interrogato. Adesso chi "cambia il mondo", o forse meno utopisticamente chi porta nuove idee, nuova linfa per il mondo del futuro? In Italia ad esempio...Forse Monti?

Bersani? Cioè ancora quelli che si stanno estinguendo seppur con i loro meriti? Chi..L'impressione è che ognuno ora si prodighi ad essere la soluzione vincente...e ci sarà come una sorta di selezione naturale..per ripetere la stessa struttura di prima essenzialmente dato che il riciclo di idee non c'è.

 

E chiaramente la mia domanda non ha avuto risposta..E quindi?

Quindi mi è capitata una serata al bar, di quelle in cui si discute del piu del meno del tipo che ad esempio a 14 si ascoltavano i Nirvana i R.E.M. del fatto che ci sono problemi ambientale e del tipo che quello di Seattle il "movimento dei movimenti" è stato l'ultimo vero movimento di idee moderno..Opinioni, certo. Però c'è da dire che ha posto le questioni nuove del secolo, lo Sviluppo Sostenibile, i problemi della globalizzazione qualcosa si era mosso...

 

Quindi la risposta sarebbe riproporre quei movimenti? Rifacciamo i no global

Chiaramente no, la storia va avanti e le minestre riscaldate sono sempre un fallimento.

Tuttavia vedo che nel partere di aspiranti innovatori manca una componente, quella che oggi in Italia è sicuramente pagherà di piu e piu a lungo termine gli effetti di questo riassestamento e che di sicuro è poco rappresentata.

 

Noi, ossia i giovani. Quelli veri pero quelli che studiano, vivono il lavoro precario sulla pelle e si domandano come sarà il futuro tra vent'anni perchè fra vent'anni ci saranno, magari avranno figli e i loro figli vivranno in quel mondo..

Cosa pensano?

A cosa si ispirano?

Che idee porterebbero avanti per cambiare?

E soprattutto qualcuno, ancor prima di averne atavicamente paura come se fossero un pericolo anzichè una risorsa..glielo ha chiesto?

 

Anche se non lo sono piu tanto, durante la mia vita ho avuto modo di lavorare con molti miei coetanei e non, capendone le potenzialità la voglia, le capacità oltre che chiaramente anche i difetti..

Ho visto anche spesso la frustrazione di tutto ciò in contesti incapaci di cogliere i cambiamenti, incapaci di capire che è naturale e sano per una società il rinnovarsi..anche con nuove idee e nuove visioni che possano essere sintesi o oltrepassare le visioni precedenti affinchè i nuovi problemi siano affrontati con nuove idee forse anche piu contingenti e piu interessate.

 

Una cosa in cui personalmente credo molto è il concetto di sviluppo sostenibile:

"Lo sviluppo sostenibile è un processo finalizzato al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale, economico, sociale ed istituzionale, sia a livello locale che globale. Tale processo lega quindi, in un rapporto di interdipendenza, la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali alla dimensione economica, sociale ed istituzionale, al fine di soddisfare i bisogni delle attuali generazioni, evitando di compromettere la capacità delle future di soddisfare i propri."

 

Ecco forse le attuali giovani generazioni stanno sperimentando sulla loro pelle la NON applicazione di questo concetto.

Ne facciano tesoro, ne facciamo tesoro e cominciamo porci delle domande ad avere idee ad avere maggior consapevolezza di noi stessi.

E cominciamo concretamente a prenderci carico di quello che sarà il mondo futuro, con idee progetti nuovi che non abbiano timore di sfidare lo status quo..

 

Serve linfa nuova con consapevolezza del passato ma non nostalgica riverenza, con propensione verso il futuro ma senza l'ideologia del progresso

Serve linfa nuova con il senso della misura, ma non con la paura del limite

Serve linfa nuova coraggiosamente consapevole e responsabile

Serve...e non solo per retorica, ma serve davvero.

Questa è la mia opinione.

 

Domenico Vito

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19.04.2014 16:59

22 aprile giornata della terra

 
WWF: STIAMO SUPERANDO I CONFINI DEL PIANETA, E’ URGENTE CAMBIARE ROTTA E PUNTARE SULLA SOSTENIBILITA’
 
 
La Natura rischia la bancarotta perché stiamo superando i confini del Pianeta. Già ora la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici hanno superato i limiti e gli effetti stanno avendo conseguenze negative sull’umanità, causa stessa del problema. L’obiettivo deve essere quindi rafforzare la resilienza del pianeta e la sua abilità nel continuare a garantire all’umanità benessere e sviluppo umano. Servono modelli di business alternativi e sostenibili, un’economia circolare che disaccoppi  ricchezza e  benessere dal consumo delle risorse. Occorre che si assegni un valore al capitale naturale perché si disincentivi il deprezzamento delle risorse naturali e la perdita della biodiversità tenendone conto nei bilanci nazionali. Questo l’appello che il WWF rilancia in vista della Giornata della Terra del 22 aprile.
 
 
“La “buona azione quotidiana” consiste nell’operare in maniera piccola o grande in aiuto del prossimo. Ecco, se oltre al “prossimo” umano, considerassimo di aiutare un “prossimo” pennuto, villoso o squamoso e, perché no, anche verde, la buona azione che ti propongo è quella di dare una mano alla natura sotto ogni suo aspetto, migliorando l’ambiente e la vita nostra e di coloro che verranno dopo di noi. Scrive Fulco Pratesi Presidente onorario WWF Italia nella lettera destinata ai soci.
 

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08.04.2014 22:16

Legalità è libertà

Fateci caso, quando si scopre che un politico ha rubato, questo non si difende per dimostrare che è onesto, ma fa di tutto per dimostrare che rubano anche gli altri. Come se un ladro più un ladro - come dice Travaglio- facesse zero ladri. E ogni volta che viene arrestato un politico i giornali titolano subito " scontro fra politica e magistratura". Per evitare lo "scontro" basta che i politici facciano una cosa molto semplice: smettano di rubare, così i giudici smetteranno di indagare sui politici che rubano. 
Una volta la politica era fatta di ideali, ora è vista da molti come una via che possa portare profitto, sfruttare la pubblica amministrazione per avere vantaggi personali. 
Bisogna capire che la politica è servire. Governare facendo amare le regole, anche le tasse e far capire alle persone che queste servono. 
Ma per fare ciò serve credibilità. Come si fa a chiedere sacrifici alle persone quando si è indagati o quando un politico, o un partito, oltre ad aver preso i rimborsi elettorali, ha preso anche le tangenti? Come si fa a chiedere alla gente di rispettare le regole se si è stati condannati? 
Vent'anni fa c'era tangentopoli e c'erano le stragi di mafia. La politica e le istituzioni avevano perso il consenso della gente. Lo stato era lontano dal popolo. Ecco, a vent'anni di distanza, la situazione non è cambiata, anzi. Quasi tutti i consigli regionali sono indagati per rimborsopoli. La presenza mafiosa, anche se non è manifestata tramite stragi, e non è sotto gli occhi di tutti, è più forte che mai. Dettando le regole sia sul territorio nazionale, che su quello internazionale tramite il narcotraffico. È un cancro che cerca di infiltrarsi nella pubblica amministrazione per infettarla e pilotarla verso i proprio interessi. 
Dobbiamo essere bravi a non commettere gli errori che ha commesso la politica vent'anni fa: il non considerare (o il non voler considerare) il pericolo mafioso. Dobbiamo ripudiare le prepotenze e le presenze di questo tipo sul territorio. "Rifiutare da questi anche i benefici che possiamo trarne, facendo il nostro dovere. La lotta alla mafia e alla corruzione- diceva Borsellino- non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza, del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità."
Sempre Borsellino, con ironia, diceva a Giovanni Falcone di avere già pronto il discorso che avrebbe pronunciato in chiesa al suo funerale. Il discorso che Borsellino usava per sfottere l'amico era questo: "Ci sono al mondo tante teste di minchia, teste di minchia che sognano di svuotare il mediterraneo con un secchiello, di sciogliere i ghiacciai del polo con un fiammifero, ma oggi, signore e signori, davanti a voi, in questa bara, di mogano costosissimo, c'è il più testa di minchia di tutti. Uno che aveva sognato, niente di meno, di sconfiggere la mafia applicando la legge."
Ecco, noi oggi vogliamo essere teste di minchia come lo era Falcone. Noi vogliamo fare politica onestamente, con trasparenza e legalità. Perché per noi, legalità è libertà.
 
Daniele Zambelli

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22.03.2014 15:09

22 marzo: giornata mondiale dell'acqua

 

PER UN SISTEMA ALIMENTARE PIU’ SOSTENIBILE  IL RAPPORTO WWF “L’IMPRONTA IDRICA DELL’ITALIA ” SEGNALA A CITTADINI, IMPRESE E DECISORI POLITICI IL CONSUMO NASCOSTO DELLE RISORSE IDRICHE

 

    Attenti allo spreco d’acqua nascosto nel piatto: un rapporto del WWF  lanciato in vista della Giornata Mondiale dell’Acqua – 22 marzo – mostra per la prima volta quanta acqua è nascosta nel cibo prodotto sul nostro territorio o importato e sottolinea la necessità di essere più consapevoli quando si sceglie la consueta fettina di carne, la pasta o la frutta esotica.  A rischio sono non solo  le nostre  falde acquifere ma anche le risorse idriche di angoli remoti del pianeta potenzialmente a rischio siccità:siamo infatti il terzo Paese importatore al mondo di acqua ‘virtuale’ o nascosta nei cibi ‘stranieri’, con 62 miliardi di m3 l’anno. La disponibilità pro-capite d’acqua dolce è in costante diminuzione  e la tendenza, vista la crescita della popolazione globale, il cambiamento climatico e le economie emergenti, è di un’ulteriore riduzione dell’oro blu.

  Il rapporto WWF “L’impronta idrica dell’Italia”, realizzato  da Marta Antonelli e Francesca Greco del King’s College London,  si inserisce all’interno della roadmap WWF di avvicinamento ad EXPO Milano 2015,  che vedrà l’associazione impegnata - in qualità di “Civil Society Participant”- in una serie di iniziative per portare il tema dell’alimentazione sostenibile all’attenzione di istituzioni, imprese e cittadini coinvolti nell’evento, nell’ambito del programma WWF “One planet food” (www.oneplanetfood.info).

A seconda di dove avvenga effettivamente l’utilizzo dell’acqua, il report  distingue due componenti: l’impronta idrica della produzione(volume totale di acqua dolce utilizzato all’interno dell’Italia per i beni prodotti nel nostro territorio) e l’impronta idrica del consumo (volume totale di acqua dolce utilizzato per tutti i beni consumati dagli italiani, inclusa l’acqua impiegata in altri paesi per produrre le merci importate).

L’acqua in ciò che produciamo

L’impronta idrica della produzione in Italia ammonta a circa 70 miliardi di m3 di acqua l’anno. .L’agricoltura è il settore economico più assetato d’Italia con l’85% dell’impronta idrica della produzione, comprendendo l’uso di acqua per la produzione di colture destinate all’alimentazione umana e al mangime per il bestiame (75%), e per pascolo e allevamento (10%).

Il restante 15% dell’impronta idrica della produzione è suddiviso tra produzione industriale (8%) e uso domestico (7%).

Dopo oltre 60 anni di agricoltura intensiva e cambio d’uso del territorio, lo sfruttamento e l’inquinamento delle acque hanno provocato un declino degli habitat d’acqua dolce italiani e una perdita di servizi ecosistemici. Ciò è particolarmente evidente in quelle regioni, come quelle del bacino del fiume Po, dove l’economia è più forte e l’acqua deve essere suddivisa tra diversi usi (per esempio, agricoltura, industria, città, ecosistemi).

L’acqua che consumiamo in Italia

L’impronta idrica dei consumi in Italia è di circa 132 miliardi di m3 di acqua l’anno (oltre 6mila litri pro capite al giorno) e comprende anche l’acqua nei beni importati. Da solo, il consumo di cibo (che include sia prodotti agricoli sia di origine animale) contribuisce all’89% dell’impronta idrica totale giornaliera degli italiani. Il consumo di acqua per usi domestici (per pulire, cucinare, bere, etc.) è solo il 4 % dell’acqua che consumiamo ogni giorno, mentre l’acqua “incorporata” nei prodotti industriali rappresenta il 7% .

prodotti di origine animale (compresi latte, uova, carne e grassi animali) rappresentano quasi il 50% dell’impronta idrica totale dei consumi in Italia. Il consumo di carne, da solo, contribuisce a un terzo dell’impronta idrica totale. La seconda componente principale dell’impronta idrica è generata dal consumo di oli vegetali (11%), cereali (10%) e latte (10%).

L’analisi dell’impronta idrica può facilitare la comprensione delle problematiche relative alla scarsità idrica sia a livello nazionale sia locale, evidenziando il legame tra acqua e sicurezza alimentare.

“Essere più consapevoli nelle nostre scelte alimentari può ridurre sensibilmente il nostro impatto sull’ambiente poiché la disponibilità pro capite d'acqua dolce è in costante diminuzione  – sostiene Eva Alessi responsabile sostenibilità WWF Italia - L’impronta idrica di una nazione porta alla luce il consumo nascosto di risorse idriche, la dipendenza dalle acque di altri paesi e gli impatti sulle nostre stesse risorse idriche nazionale. La sfida che lanciamo come WWF è quella di un approccio integrato tra il mondo scientifico, i cittadini, le imprese, i decisori politici, le organizzazioni e i consumatori e tutte le altre organizzazioni non governative per una transizione verso un sistema alimentare più sostenibile. L’appuntamento dell’Expo 2015 può rappresentare una buona occasione per dimostrare che un’alimentazione sostenibile è possibile”.

 

SOSTENIBILITA’ MADE IN ITALY: IL CASO “MUTTI”

A partire dal 2010 Mutti, azienda leader di mercato nella produzione di  pomodoro , ha analizzato con il WWF Italia e il sostegno dell’Università della Tuscia i consumi idrici della propria produzione, utilizzando come indicatore di sostenibilità proprio l’impronta idrica, dalla coltivazione dei pomodori al confezionamento del prodotto finito.

I risultati mostrano come l’impronta idrica dell’approvvigionamento delle materie prime rappresenti il 98% del totale, con il ruolo predominante (84%) della coltivazione del pomodoro. Con l’impegno di ridurre sia l’impronta idrica (-3% entro il 2015) attraverso misure per migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’irrigazione  e l’uso di fertilizzanti, Mutti ha coinvolto tutta la filiera agricola in un percorso concreto a favore dell’ambiente (http://www.mutti-parma.com/wwf#), sperimentando un innovativo servizio di gestione dell’irrigazione con l’obiettivo di limitare l’uso di acqua ai soli volumi e periodi necessari. Le aziende agricole coinvolte sono riuscite così a risparmiare in media il 14% dell’acqua.

L’esperienza di Mutti dimostra come attraverso tecnologie e investimenti mirati sia possibile ridurre l’impatto ambientale di un settore strategico come quello agricolo. Rappresenta un esempio virtuoso poiché sta aumentando il livello di eccellenza delle proprie produzioni rendendole sempre più coerenti a obiettivi ambientali misurabili e tangibili, un’assunzione di responsabilità su questioni ambientali che sono di carattere globale ma che dipendono dalle scelte individuali e imprenditoriali.

Classifica europea e mondiale dell’impronta idrica

In Europa, l’Italia è tra i paesi con la maggiore impronta idrica, essendo del 25% più alta della media dell’Unione europea, che ammonta a 1.836 m3 pro capite l’anno, ed essendo più alta anche rispetto alla maggior parte dei paesi vicini, come Francia e Germania. A livello globale, l’impronta idrica dell’Italia è il 66% più alta della media mondiale, che ammonta a 1.385 m3 pro capite l’anno.

La dipendenza dell’Italia da risorse idriche di altri paesi

L’impronta idrica dei consumi nazionali può essere ulteriormente distinta tra impronta idrica interna ed esterna.

L’impronta idrica esterna è un indicatore di quanto l’Italia si affidi alle risorse idriche esterne per soddisfare la propria domanda di prodotti alimentari e industriali.  Circa il 60% dell’acqua virtuale contenuta nei prodotti agricoli consumati in italia è importato.

Dall’analisi emerge come l’Italia si basi in misura considerevole sulle risorse idriche esterne per soddisfare le esigenze della propria popolazioneL’Italia si classifica come il terzo importatore netto di acqua virtuale al mondo (circa 62 miliardi di m3 l’anno), dopo Giappone e Messico e subito prima di Germania e Regno Unito. Questo quantitativo di acqua virtuale è equivalente a quasi una volta e mezzo il deflusso annuale del Po.

 

Allo scopo di incrementare la consapevolezza e richiedere agli attori che operano nella filiera produttiva (in particolare nel settore agricolo-industriale), ai decisori e ai cittadini una gestione più efficace e sostenibile delle risorse idriche. Conclusione?? Vogliamo mettere le pillole?

 

Autrici e editrici del Report: Marta Antonelli (King’s College London e Università IUAV di Venezia) & Francesca Greco (King’s College London). Altri autori: Martina Sartori (Scuola di Studi Internazionali, Università degli Studi di Trento), Silvia Tavernini (FACT Footprint Analysis), Claudia Consalvo (DIBAF - Dipartimento per la Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali, Università della Tuscia)

Roma, 20 marzo 2014

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21.03.2014 20:03

Il 21 marzo è la giornata mondiale delle foreste

 
WWF: “Occhi puntati sull'effetto clima della foresta Amazzonica”
 
La sua distruzione potrebbe influenzare il sistema climatico globale. Le azioni urgenti per evitare il ‘punto di non-ritorno. Distrutto un quinto dell’Amazzonia negli ultimi 50 anni.
 
Occhi puntati sulla più grande foresta pluviale tropicale del mondo ma con uno sguardo sull’aspetto meno noto ma estremamente importate: la sua funzione per il clima. 
La foresta tropicale più famosa al mondo, l’Amazzonia, ha il tasso di deforestazione più elevato a livello globale e le conseguenze sono devastanti per tante specie animali e vegetali e per molte comunità locali che dei prodotti della foresta e nella foresta vivono, ricorda il WWF Italia in occasione della Giornata Internazionale dedicata dall’ONU alle foreste del pianeta.   Ma l’Amazzonia non è ‘solo foresta’: si tratta del più grande “condizionatore d’aria del mondo, capace di trasformare metà dell’energia solare totale che la raggiunge in un’enorme evaporazione di acqua attraverso le foglie e altre superfici, pari a 8.000 miliardi di tonnellate di vapore acqueo. Una volta in atmosfera questo si trasforma in cumulonembi che poi alimentano la foresta con altre piogge. L’influsso dell’energia assorbita dalle foreste amazzoniche si estende in tutto il mondo per mezzo di collegamenti  chiamati ‘teleconnessioni’ climatiche. 
Secondo un Report del WWF Internazionale “Il circolo vizioso dell’Amazzonia” ad ogni riduzione della foresta Amazzonia convertita si hanno influssi sulle aree produttive agricole degli Stati Uniti, del Brasile e persino in luoghi remoti come l’India, il Pacifico occidentale e l’America Centrale. L’acqua che annualmente si riversa dal bacino amazzonico nell’Oceano Atlantico ha anch’essa un influsso sulle gigantesche correnti oceaniche: 7-8.000 miliardi di tonnellate d’acqua, il 15-20% del deflusso fluviale totale mondiale di acque dolci riversate globalmente negli oceani. 
Il ruolo strategico dell’Amazzonia e la probabilità che subisca il “sorpasso” del punto critico (tipping point) sono anche oggetto di approfondimento nel II volume del 5’ rapporto dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo di esperti sul Cambiamento Climatico) che verrà rilasciato a Yokohama dalla prossima settimana. I maggiori esperti mondiali sul clima fanno presente che la consapevolezza degli effetti del cambiamento climatico sui delicati equilibri dinamici della foresta Amazzonica è stata confermata dagli ulteriori studi realizzati nel periodo intercorso dal rilascio del precedente 4’ rapporto IPCC del 2007.  
 
Il cuore vivo e pulsante della biodiversità del pianeta si estende per 6,7 milioni di chilometri quadrati di foresta, vede  intrecciarsi 100.000 chilometri di corsi d’acqua che creano un ecosistema unico tutto ancora da scoprire, ospita un decimo della biodiversità nota nell’intero pianeta. 
“L’Amazzonia è uno dei più importanti tasselli del complicatissimo mosaico del clima: regola l’umidità, mitiga le escursioni termiche, immagazzina CO2, come pochi altri sistemi del nostro pianeta. Grazie al suo influsso sull’intero sistema climatico globale, ogni cambiamento di questa foresta provoca mutamenti anche in angoli remoti del pianeta: l’Amazzonia è dunque la ‘madre di tutte le foreste’ e per questo merita un’attenzione speciale – ha dichiarato Isabella Pratesi, responsabile Programma di Conservazione Internazionale del WWF Italia – Purtroppo nei prossimi 15-25 anni, molti dei cambiamenti attualmente in corso in Amazzonia potrebbero portare a un’ampia conversione e al degrado delle foreste amazzoniche e farci raggiungere un ‘punto di non ritorno”. 
   L’allarme va dunque ben oltre il dieback (praticamente un collasso della vitalità della foresta) di fine secolo, previsto per la foresta, da alcuni modelli di previsione: gli attuali trend relativi all’espansione dell’ agricoltura e dell’allevamento, agli incendi, alla siccità e al taglio illegale di legname potrebbero far sparire o danneggiare gravemente il 55% della foresta pluviale amazzonica entro il 2030.
Negli ultimi 50 anni abbiamo perso quasi un quinto di questo incredibile mondo di foreste, l’80% delle foreste scomparse sono state mangiate da pascoli per il bestiame, dalle coltivazioni di soia, dalla produzione di biocombustibili e, più in generale, dal nostro dissipato e scellerato consumo di risorse naturali. Questi fenomeni potrebbero da una parte drammaticamente accelerare il ritmo di perdita della foresta pluviale, sostituita dalla savana, e dall’altra causare un’ulteriore minaccia al clima globale perché l’Amazzonia rischierebbe di diventare emettitore netto di CO2, invece di essere il polmone che oggi ci permette di assorbire questo gas serra dall’atmosfera e di regolare il clima globale. 
 
“Il WWF ha l’obiettivo di portare a zero la deforestazione e il degrado forestale a livello globale entro il 2020, il che significa nessuna perdita complessiva di superficie o di qualità forestale.
L'obiettivo richiede di ridurre a zero la perdita di foreste naturali, partendo dagli attuali 13 milioni di ettari l'anno e mantenere il livello zero a tempo indeterminato – continua Isabella Pratesi - 
Questo ambizioso obiettivo riguarda tutti a tutti i livelli, istituzioni, aziende e cittadini. L’Italia ha una responsabilità importante per la tutela delle foreste visto  che  è tra i più importanti mercati al mondo per il commercio del legno”. Ma  il WWF ricorda che a un anno dall’entrata in vigore dell’importante Regolamento Europeo del legname  manca ancora l’applicazione della normativa europea promossa per fermare il commercio di legno illegale nei 28 paesi dell’Unione Europea. Dopo la sua emanazione nel 2010, il Governo avrebbe dovuto garantirne l’applicazione ma così non è stato,  vanificando l’impegno per ridurre la deforestazione del pianeta. 
 
 

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17.03.2014 20:57

L'ambiente può salvare l'Europa in crisi

In vista delle elezioni europee del 25 maggio il WWF Italia  ha  avviato una serie di incontri con partiti e liste, nell’ambito di una Campagna informativa e di pressione su scala europea. La Campagna coordinata dall’Ufficio EPO – European Policy Office del WWF con sede a Bruxelles chiede di confrontarsi su 28 impegni concreti “di legislatura” a partiti, liste e candidati all’Europarlamento  e di dare il proprio apporto per rilanciare il ruolo politico-istituzionale d’avanguardia sui temi ambientali svolto dall’Europa nel mondo negli ultimi 20 anni, rafforzando i risultati conseguiti da una solida legislazione comunitaria, da scelte politiche programmatiche coraggiose e da linee di finanziamento destinate alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile nei Paesi europei e su scala internazionale. Nel nostro Paese il WWF Italia ha avviato un fitto programma di incontri, avendo già confronti con SEL, LNP, NCD, FI, Scelta Civica per l’Italia, Movimento 5 Stelle e PD, mentre si attendono le risposte di altri partiti e liste (di cui si darà conto a partire da aprile sul WEB).
 
 
Fulcro dell’iniziativa, la presentazione del Manifesto  “Parlamento Europeo 2014-2019: Creare una nuova Europa per il Pianeta” (Pagina WEB: www.wwf.it/elezionieuropee) dove si chiede ai candidati all’europarlamento e ai cittadini d’Europa di metterci la faccia e far sentire la propria voce, aderendo ad una Petizione di sostegno alle istanze illustrate nel Manifesto e che sarà on-line in tutta Europa il prossimo aprile. Da quel momento i cittadini europei avranno uno strumento in più per decidere le sorti dell’Unione, avendo un quadro preciso degli impegni a favore dell’ambiente e della sostenibilità che i singoli candidati, i partiti e le liste vorranno assumersi una volta eletti.  
 
In un momento in cui l’Europa economico-finanziaria deve fare i conti con i vincoli del Patto di Stabilità e Crescita,  il WWF  si è attivato affinché i cittadini che andranno a votare per una nuova Europa siano consapevoli che nei prossimi 5 anni si dovranno fare scelte decise verso la sostenibilità e per ridurre l’impronta ecologica dell’Europa (per mantenere il nostro stile di vita sarebbero necessari 2,8 pianeti)  e a sostegno di soluzioni economiche più innovative ed efficienti, in grado di assicurare posti di lavoro e prosperità alle nuove generazioni (sono 5 milioni i posti di lavoro che potrebbero essere creati raggiungendo gli obiettivi della UE al 2020 su clima e energia; sono 14,8 milioni i posti di lavoro garantiti già oggi in Europa dalla tutela della biodiversità e dai servizi garantiti dagli ecosistemi).
 
Il Manifesto del WWF contiene valutazioni dettagliate e dati economici sui costi/benefici delle scelte in campo ambientale e  28 specifiche proposte di legislatura, che riguardano: Politica ambientale – attuazione e rafforzamento della legislazione europea; Nuovi modelli di consumo – cambiare i modelli di consumo per ridurre l’impatto ambientale; Clima ed Energia – ridurre il cambiamento climatico e l’impatto delle fonti energetiche inquinanti; Economie più verdi -  soluzioni per dare valore alla natura, alla biodiversità (al capitale naturale) ed avviare percorsi concreti di Green Economy; Politica di Sviluppo – la sostenibilità ambientale, cuore dello sradicamento della povertà.
 
Il WWF nel suo Manifesto valorizza il ruolo fondamentale che ha avuto finora l’Unione Europea per la tutela della salute e dell’ambiente dei cittadini europei, ruolo svolto attraverso Direttive comunitarie e Regolamenti che hanno  indotto i singoli paesi membri a perseguire obiettivi ambiziosi nelle scelte energetiche e di lotta ai cambiamenti climatici, a valutare gli impatti di opere infrastrutturali sul territorio, posto dei limiti alle attività economiche che incidono sulle risorse naturali come la pesca e l’agricoltura, imposto la tutela di specie a rischio, creato un’ampia rete di aree prioritarie per la tutela degli habitat e delle specie (Rete Natura 2000), finanziato progetti e programmi di ricerca e di salvaguardia ambientale e di manutenzione del territorio altrimenti impossibili da avviare con le scarse risorse nazionali, etc.
 
Il WWF ricorda come i cittadini europei siano maturi e consapevoli per chiedere precisi impegni a partiti e liste che si presenteranno alle elezioni e ai propri candidati in favore di una Nuova Europa per il Pianeta: il 95% dei cittadini dell’Unione Europea, infatti, considera importante la salvaguardia dell’ambiente; l’81% pensa che la legislazione ambientale comunitaria sia necessaria per proteggere l’ambiente (Eurobarometro del 2011 su “Atteggiamento dei cittadini europei verso l’ambiente”). Una Nuova Europa che stenta ancora ad emergere, quando si pensi, come sottolinea il WWF, che: i sussidi assegnati alle fonti energetiche inquinanti sono ancora oggi in Europa 3 volte superiori a quelli destinati alle energie rinnovabili e il 92% delle acque dolci europee (fiumi, laghi e falde acquifere) è significativamente inquinato.
 

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15.03.2014 22:58

Anche gli agricoltori si mobilitano contro la superstrada nei parch

Dai territori a noi vicini un interessente articolo tratto dal sito web dell'associazione per il parco agricolo sud milano

Ad Albairate, all’interno del parco Agricolo Sud Milano, c'è la Cascina Isola Maria, un’azienda d’eccellenza in cui la produzione agroalimentare bio si integra con quella di energia da rinnovabili. L'anima battagliera dell'azienda è Renata Lovati (nella foto): un’imprenditrice che si definisce più semplicemente una contadina. Ma noi la conosciamo bene e sappiamo che è una contadina speciale, in grado di mobilitare la gente con la sua pacata fermezza. Combatte contro le ingiustizie sociali e ambientali, e non si ferma davanti a nulla. Tanto che Renata Lovati ha ottenuto la menzione speciale al Premio Ambientalista dell'anno 2013 per l'impegno nel contrastare la cementificazione in Lombardia.

Schizofrenia di Lega e PD

Ieri come oggi è fra le protagoniste delle battaglie contro il consumo di suolo in un’area assediata da zone residenziali, capannoni e snodi autostradali. E anche in questi giorni in cui i poteri forti hanno riesumato il progetto dell'Anas -prolungamento della Boffalora Malpensa, Renata già in prima linea. "Mentre Viviana Beccalossi, assessore al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo in Regione Lombardia, presenta un progetto di legge dedicato alla riduzione del consumo di  suolo e al riuso del suolo edificato, già passato in giunta, i sindaci di Vigevano (Lega Nord) e Abbiategrasso (PD), ambedue comuni associati a Città Slow, ci propinano sorridenti una vecchia, ma nuova, impattante infrastruttura stradale all'interno del Parco del Ticino e del Parco agricolo Sud Milano - ci ricorda Renata Lovati-. Ma anni di battaglie contro il progetto Anas -prolungamento della Boffalora Malpensa hanno fertilizzato il nostro territorio, unendo agricoltori, sindaci, associazioni, comitati, semplici cittadini che lavorano per difendere la vocazione agricola e turistica di una delle poche aree non totalmente urbanizzate della città metropolitana".
"Da Albairate -sottolinea Renata- dove il raddoppio della ferrovia Milano-Mortara si è fermato, si può agevolmente raggiungere Milano in un quarto d'ora, dimostrando che è possibile sostenere una mobilità di trasporto pubblico verso cui dobbiamo forzatamente andare se vogliamo contrastare i cambiamenti climatici e ridurre la nostra impronta ecologica. Inoltre, come in calesse si va in due, anche condividendo la propria auto, gli automobilisti potrebbero facilmente dimezzare il traffico stradale"!

Agricoltori come "angeli custodi" del territorio

Per rafforzare la difesa del territorio, Cascina Isola Maria, nel riprendere la sua battaglia ha aderito al progetto la Custodia del Territorio (www.custodiadelterritorio.it). "Si tratta -spiega Renata- di una rete di responsabilità civile consolidata a livello mondiale, che nasce in Italia da un’idea di Legambiente. È uno strumento per limitare il consumo di suolo, per valorizzare il territorio e le sue risorse; è una pratica innovativa che rende i proprietari della terra protagonisti di un’azione di conservazione del paesaggio e di miglioramento della biodiversità. Aderire alla Custodia, mettendo a tutela un terreno non edificato, significa costituire una rete popolare di partecipazione e di responsabilità diretta. Cambiando insieme il modo di vivere il territorio attraverso l’impegno personale e comunitario. Invitiamo all'adesione anche le altre aziende agricole, in particolare quelle interessate al progetto della superstrada".

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