21.03.2014 20:03

Il 21 marzo è la giornata mondiale delle foreste

 
WWF: “Occhi puntati sull'effetto clima della foresta Amazzonica”
 
La sua distruzione potrebbe influenzare il sistema climatico globale. Le azioni urgenti per evitare il ‘punto di non-ritorno. Distrutto un quinto dell’Amazzonia negli ultimi 50 anni.
 
Occhi puntati sulla più grande foresta pluviale tropicale del mondo ma con uno sguardo sull’aspetto meno noto ma estremamente importate: la sua funzione per il clima. 
La foresta tropicale più famosa al mondo, l’Amazzonia, ha il tasso di deforestazione più elevato a livello globale e le conseguenze sono devastanti per tante specie animali e vegetali e per molte comunità locali che dei prodotti della foresta e nella foresta vivono, ricorda il WWF Italia in occasione della Giornata Internazionale dedicata dall’ONU alle foreste del pianeta.   Ma l’Amazzonia non è ‘solo foresta’: si tratta del più grande “condizionatore d’aria del mondo, capace di trasformare metà dell’energia solare totale che la raggiunge in un’enorme evaporazione di acqua attraverso le foglie e altre superfici, pari a 8.000 miliardi di tonnellate di vapore acqueo. Una volta in atmosfera questo si trasforma in cumulonembi che poi alimentano la foresta con altre piogge. L’influsso dell’energia assorbita dalle foreste amazzoniche si estende in tutto il mondo per mezzo di collegamenti  chiamati ‘teleconnessioni’ climatiche. 
Secondo un Report del WWF Internazionale “Il circolo vizioso dell’Amazzonia” ad ogni riduzione della foresta Amazzonia convertita si hanno influssi sulle aree produttive agricole degli Stati Uniti, del Brasile e persino in luoghi remoti come l’India, il Pacifico occidentale e l’America Centrale. L’acqua che annualmente si riversa dal bacino amazzonico nell’Oceano Atlantico ha anch’essa un influsso sulle gigantesche correnti oceaniche: 7-8.000 miliardi di tonnellate d’acqua, il 15-20% del deflusso fluviale totale mondiale di acque dolci riversate globalmente negli oceani. 
Il ruolo strategico dell’Amazzonia e la probabilità che subisca il “sorpasso” del punto critico (tipping point) sono anche oggetto di approfondimento nel II volume del 5’ rapporto dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo di esperti sul Cambiamento Climatico) che verrà rilasciato a Yokohama dalla prossima settimana. I maggiori esperti mondiali sul clima fanno presente che la consapevolezza degli effetti del cambiamento climatico sui delicati equilibri dinamici della foresta Amazzonica è stata confermata dagli ulteriori studi realizzati nel periodo intercorso dal rilascio del precedente 4’ rapporto IPCC del 2007.  
 
Il cuore vivo e pulsante della biodiversità del pianeta si estende per 6,7 milioni di chilometri quadrati di foresta, vede  intrecciarsi 100.000 chilometri di corsi d’acqua che creano un ecosistema unico tutto ancora da scoprire, ospita un decimo della biodiversità nota nell’intero pianeta. 
“L’Amazzonia è uno dei più importanti tasselli del complicatissimo mosaico del clima: regola l’umidità, mitiga le escursioni termiche, immagazzina CO2, come pochi altri sistemi del nostro pianeta. Grazie al suo influsso sull’intero sistema climatico globale, ogni cambiamento di questa foresta provoca mutamenti anche in angoli remoti del pianeta: l’Amazzonia è dunque la ‘madre di tutte le foreste’ e per questo merita un’attenzione speciale – ha dichiarato Isabella Pratesi, responsabile Programma di Conservazione Internazionale del WWF Italia – Purtroppo nei prossimi 15-25 anni, molti dei cambiamenti attualmente in corso in Amazzonia potrebbero portare a un’ampia conversione e al degrado delle foreste amazzoniche e farci raggiungere un ‘punto di non ritorno”. 
   L’allarme va dunque ben oltre il dieback (praticamente un collasso della vitalità della foresta) di fine secolo, previsto per la foresta, da alcuni modelli di previsione: gli attuali trend relativi all’espansione dell’ agricoltura e dell’allevamento, agli incendi, alla siccità e al taglio illegale di legname potrebbero far sparire o danneggiare gravemente il 55% della foresta pluviale amazzonica entro il 2030.
Negli ultimi 50 anni abbiamo perso quasi un quinto di questo incredibile mondo di foreste, l’80% delle foreste scomparse sono state mangiate da pascoli per il bestiame, dalle coltivazioni di soia, dalla produzione di biocombustibili e, più in generale, dal nostro dissipato e scellerato consumo di risorse naturali. Questi fenomeni potrebbero da una parte drammaticamente accelerare il ritmo di perdita della foresta pluviale, sostituita dalla savana, e dall’altra causare un’ulteriore minaccia al clima globale perché l’Amazzonia rischierebbe di diventare emettitore netto di CO2, invece di essere il polmone che oggi ci permette di assorbire questo gas serra dall’atmosfera e di regolare il clima globale. 
 
“Il WWF ha l’obiettivo di portare a zero la deforestazione e il degrado forestale a livello globale entro il 2020, il che significa nessuna perdita complessiva di superficie o di qualità forestale.
L'obiettivo richiede di ridurre a zero la perdita di foreste naturali, partendo dagli attuali 13 milioni di ettari l'anno e mantenere il livello zero a tempo indeterminato – continua Isabella Pratesi - 
Questo ambizioso obiettivo riguarda tutti a tutti i livelli, istituzioni, aziende e cittadini. L’Italia ha una responsabilità importante per la tutela delle foreste visto  che  è tra i più importanti mercati al mondo per il commercio del legno”. Ma  il WWF ricorda che a un anno dall’entrata in vigore dell’importante Regolamento Europeo del legname  manca ancora l’applicazione della normativa europea promossa per fermare il commercio di legno illegale nei 28 paesi dell’Unione Europea. Dopo la sua emanazione nel 2010, il Governo avrebbe dovuto garantirne l’applicazione ma così non è stato,  vanificando l’impegno per ridurre la deforestazione del pianeta. 
 
 

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