01.05.2014 00:27

Il valore della partecipazione nella vita democratica

Oggigiorno si sente sempre piu parlare di partecipazione.

Questa parola ha spesso un uso inflazionato che ultimamente porta a vedere questa quasi come una moda.

Oggigiorno la politica nel suo senso più pieno manca, ma forse questo vuoto ha delle ragioni e corrisponde ad una richiesta di trasformazione come spesso accade nei momenti di crisi.

Se negli anni che sono passati abbiamo assistito spesso all'affermarsi di guide, leader o intellettuali capaci con le loro idee di movimentare masse, questo oggi giorno appare come obsoleto e forse un po' nostalgico.

Si può sicuramente pensare che manchino grandi idee o grandi movimenti capaci di orientare la vita politica, ma forse il non vederli sta in alcune resistenze al cambiamento.

E' plausibile che a partire dagli anni '70 il ruolo di leader carismatici sia stato fondamentale per la crescita della società, ma alla base di questo ruolo c'era un elemento fondamentale.

L'asimmetria informativa.

Anche i leader più popolari, anzi , per lo più questi avevano accesso all'istruzione e alla formazione piu di quanto ne avesse la loro “base” elettorale.

A partire da questa posizione il ruolo del “capo carismatico” o del leader è degenerata assumendo caratteri narcisistici come è accaduto in Italia negli ultimi 30 anni.

Il leader “intellettuale” o “ideologico” si è svuotato di contenuti per diventare essenzialmente un “capobanda” nei partiti personalistici.

Ma, ritornando al discorso dell'asimmetria informativa, oggi forse non è piu' possibile parlare di “leader” intellettuali, ideologici o carismatici essenzialmente perché forse queste figure avrebbero poco senso in una società dove l'informazione è diffusa e l'accesso ad essa molto più possibile che in passato.

 

Forse la figura del politico attuale è quella di realizzarsi a collettore di idee o istanze al fine di realizzare il bene comune della collettività.

Quindi sebbene possa essere un piacere egotico ergersi a paladino dell'”intellighenzia” oggi questo ruolo probabilmente non ha piu senso di esistere in senso classico, ma deve trasformarsi in una figura orientata a capire i bisogni delle comunità, le sue idee e trasformarle in un contributo fruttuoso per tutti.

Questo processo, oltre ad essere innovativo può diventare - se fatto con dovizia - una grande risorsa dato che come recita un antico adagio “l'unione fà la forza”... e il contributo di una collettività se ben orchestrato può essere capace di raggiungere soluzioni che un singolo non è capace di realizzare o ideare.

 

“Collaborazione” sarà la parola d'ordine dei nuovi tempi

E chi crede di innovare facendo dei solismi una spinta verso il futuro, forse non ha ancora colto le possibili trasformazioni in avvenire che costituisco, se ben orchestrate, una ricchezza e non un ostacolo.

 

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