08.04.2014 22:16

Legalità è libertà

Fateci caso, quando si scopre che un politico ha rubato, questo non si difende per dimostrare che è onesto, ma fa di tutto per dimostrare che rubano anche gli altri. Come se un ladro più un ladro - come dice Travaglio- facesse zero ladri. E ogni volta che viene arrestato un politico i giornali titolano subito " scontro fra politica e magistratura". Per evitare lo "scontro" basta che i politici facciano una cosa molto semplice: smettano di rubare, così i giudici smetteranno di indagare sui politici che rubano. 
Una volta la politica era fatta di ideali, ora è vista da molti come una via che possa portare profitto, sfruttare la pubblica amministrazione per avere vantaggi personali. 
Bisogna capire che la politica è servire. Governare facendo amare le regole, anche le tasse e far capire alle persone che queste servono. 
Ma per fare ciò serve credibilità. Come si fa a chiedere sacrifici alle persone quando si è indagati o quando un politico, o un partito, oltre ad aver preso i rimborsi elettorali, ha preso anche le tangenti? Come si fa a chiedere alla gente di rispettare le regole se si è stati condannati? 
Vent'anni fa c'era tangentopoli e c'erano le stragi di mafia. La politica e le istituzioni avevano perso il consenso della gente. Lo stato era lontano dal popolo. Ecco, a vent'anni di distanza, la situazione non è cambiata, anzi. Quasi tutti i consigli regionali sono indagati per rimborsopoli. La presenza mafiosa, anche se non è manifestata tramite stragi, e non è sotto gli occhi di tutti, è più forte che mai. Dettando le regole sia sul territorio nazionale, che su quello internazionale tramite il narcotraffico. È un cancro che cerca di infiltrarsi nella pubblica amministrazione per infettarla e pilotarla verso i proprio interessi. 
Dobbiamo essere bravi a non commettere gli errori che ha commesso la politica vent'anni fa: il non considerare (o il non voler considerare) il pericolo mafioso. Dobbiamo ripudiare le prepotenze e le presenze di questo tipo sul territorio. "Rifiutare da questi anche i benefici che possiamo trarne, facendo il nostro dovere. La lotta alla mafia e alla corruzione- diceva Borsellino- non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza, del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità."
Sempre Borsellino, con ironia, diceva a Giovanni Falcone di avere già pronto il discorso che avrebbe pronunciato in chiesa al suo funerale. Il discorso che Borsellino usava per sfottere l'amico era questo: "Ci sono al mondo tante teste di minchia, teste di minchia che sognano di svuotare il mediterraneo con un secchiello, di sciogliere i ghiacciai del polo con un fiammifero, ma oggi, signore e signori, davanti a voi, in questa bara, di mogano costosissimo, c'è il più testa di minchia di tutti. Uno che aveva sognato, niente di meno, di sconfiggere la mafia applicando la legge."
Ecco, noi oggi vogliamo essere teste di minchia come lo era Falcone. Noi vogliamo fare politica onestamente, con trasparenza e legalità. Perché per noi, legalità è libertà.
 
Daniele Zambelli

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